L'Inizio del Viaggio: Il Matto
Non è la prima volta che mi scontro con Il Matto, Sa macca (la matta in sardo).
Marion Milner diceva che bisogna accettare il caos per imparare a muoversi nel subconscio. Cristina López Barrio chiama l'immaginazione che si muove con associazioni libere "la pazza di casa". Ho scelto di ascoltare entrambe.
Senza cercare di strutturare il disegno in modo logico o conscio, ho attinto a quello che spontaneamente è uscito dalla mia mano pensando alla sensazione che nasce quando mi avvicino alla prima carta dei tarocchi.
Ed eccolo.
Una testa infantile e sorridente contiene un pensiero fluido come l'acqua, da cui si abbevera un mascherone che assomiglia sia a un bue — per il naso — sia a un lupo. Nella mia mente è un ibrido che riporta alle maschere tradizionali sarde, ma che ricorda anche il cane che nel Matto accompagna fedelmente l'avventuriero verso un nuovo mondo. O in questo caso, un modo nuovo di pensare, conoscere e influenzare la realtà.
Nella maschera e nell'animale ibrido riconosco entrambe le cose: gli schemi tradizionali e il compagno fedele. Entrambi presenti nel cervello collegato all'acqua.
Dalla fonte del pensiero nascono anche dei fiori, e non sono casuali. I papaveri rappresentano sia il sonno che la morte — momentanea, ma anche commemorata. I crisantemi, oltre alla loro bellezza, portano con sé la vita eterna. Entrambi indicano una cosa importante: l'acqua, simbolo di vita per eccellenza, è un terreno fertile anche per quel vuoto che è la parte del mondo — e di noi stessi — che ancora dobbiamo scoprire.
Seguimi. Perché, incasinati e imperfetti come siamo, stiamo iniziando un viaggio assieme.
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